Anjodaza: il vuoto mentale
di F. Ruta e R. Tursi
Prima di iniziare a praticare la meditazione occorre allenarsi, periodicamente e metodicamente, con le tecniche di respirazione poiché occorre un certo quantum di energia, una certa riserva potenziale per effettuare il "salto" nella dimensione del "vuoto", energia che solo il kokyuho puó fornire. Per capire questo aspetto si puó fare un paragone con quello che accade ad un elettrone quando passa dalla sua orbita normale ad una piú esterna (a piú alta vibrazione). Infatti per effettuare questo salto 1'elettrone ha bisogno di un apporto di energia dall'esterno necessaria per effettuare il passaggio da un'orbita all'altra.
Anche nel caso della meditazione occorre un certo quantitative di energia per entrare (o meglio salire) nella dimensione della meditazione. Nello schema A abbiamo ricostrulto graficamente il paragone:
A proposito di energia è utile ricordare due cose fondamentali. La prima è che i cibi integrali e biologici provenienti dalla terra in cui viviamo sono i piú ricchi di energia e quindi i piú adatti per la nostra salute ed evoluzione spirituale. La seconda cosa che occorre tenere a mente è che la continua attività cerebrale (il dialogo interno) e il flusso di emozioni spesso estreme come rabbia, passionalità, ira, ecc., sono tra le principali cause dell'esagerato dispendio di energie fisiche e psichiche che generalmente facciamo avvenire passivamente. Da queste considerazioni è ancora piú comprensibile l'importanza che i maestri di meditazione danno al restare tranquilli, al non avere scatti di ira ed aggressività e contemporaneamente all'utilità di coltivare pensieri positivi ed armoniosi. Non si tratta di considerazioni etiche o moralistiche, ma solo di una forma di "pragmatismo spirituale". Sapendo infatti gli ostacoli che per esempio il bere smodatamente o I'abbandonarsi alle passioni o all'ira provocano, possiamo scegliere la condotta piú intelligente per raggiungere gli scopi prefissati.
Del resto gli stessi sportivi seguono dei particolari regime dietetici, si astengono dall'attivita sessuale e cercano posti tranquilli, spesso in mezzo alla natura, dove "ritirarsi" per prepararsi alle cornpetizioni. A questo punto è possibile descrivere la tecniche di meditazione di anjodaza (vuoto mentale) che il M' Tada insegna durante il kinorenma.
La parola giapponese "anjodaza" si traduce con "vuoto mentale" poiché anjo corrisponde al sanscrito dhyana (chan in cinese e zen in giapponese) mentre daza ha il doppio significato di "sedersi" e di "atteggiamento della mente", quindi "entrare" in anjodaza significa avere la mente di un praticante dello zen.
Questa condizione molto particolare è, in realtà, relativamente semplice da sperimentare, ma difficile da spiegare a parole e da mantenere per un tempo prolungato. Potremmo dire che quando si sperimenta lo stato di vuoto mentale non si è assenti o distanti dal mondo, né la propria mente è priva di contenuti psichici; ma si diventa un osservatore, lucido e presente, ma "al di sopra" delle sensazioni esterne e senza coinvolgimenti emotivi. Si sperimenta una grande calma e pienezza e nonostante si rimanga fermi per lungo tempo non si prova noia o stanchezza. I colori si fanno piú intensi e scompare ogni forma di irrequietezza.
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Analogia tra un atomo e un essere umano. In entrambi i casi occorre un apporto di energia per modificare lo stato iniziale. Nell'atomo 1'elettrone (indicato dal trattino nero) passa da un'orbita (indicata dal cerchio tratteggiato) piú interna ad una piú esterna. Nell'essere umano, rappresentato dal cono, l'apporto di energia permette il passaggio dalla coscienza, ordinaria dell'Io alla supercoscienza del Se, caratteristica dello stato meditativo. |
| Schema B Rappresentazione schematica del passaggio dal suono alla percezione del vuoto, durante la pratica di Anjodaza |
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| Schema C Creazione della Realtà materiale a partire dal vuoto primordiale |
Spesso a questo punto si fa notare che una vita senza emozioni diventa neutra, scialba e perde il suo gusto. E' bene allora ribadire che chi medita impara semplicemente a distaccarsi dall'identificazione continua e stressante con i propri sentimenti. Si tratta, in altri termini, non di annullare - o peggio - reprimere le proprie emozioni ed i pensieri ma di dare il giusto valore ed importanza senza farsi travolgere dalla loro forza. Per usare un esempio "grammaticale", sarebbe piú giusto dire (e pensare) nella seguente maniera: "un sentimento di rabbia mi sta attraversando" o "sto avvertendo una sensazione di paura" piuttosto che "io sono arrabbiato" (completa identificazione di se stessi con la rabbia). Con la meditazione si impara a gestire ed usare le proprie risorse interne come dei Re del proprio regno psichico e non come schiavi in balia delle onde emotive.
La condizione di vuoto mentale la si raggiunge con l'ausilio di un "campanello"(in inglese: ring) che battuto dà origine ad una vibrazione sonora con la quale bisogna cercare di entrare in risonanza. Il "ring" è costituito da una coppa poggiata su di un piccolo cuscino che viene battuta due o tre volte di seguito con un bastoncino di legno per produrre il suono adatto per questa meditazione.
LA TECNICA
Ci si dispone in seiza poi, una volta che ci si sente comodi e rilassati, si inizia l'allenamento battendo il campanello due o tre volte di seguito. E' possibile praticare questa meditazione da soli o in gruppo; in quest'ultimo caso si puó formare un cerchio dando il compito ad uno dei partecipanti di colpire il campanello. Tutti i partecipanti guardano verso il muro, volgendo quindi la schiena verso il centro del cerchio.
Ogni persona (tenendo gli occhi chiusi o aperti) si dispone all'ascolto del suono cercando di unirsi ad esso cornpletamente. Occorre infatti farlo risuonare internamente a se stessi in modo tale che nel preciso istante in cui la vibraz'one s'interrompe si puó percepire il "suono del vuoto" e si entra in un particolare stato mentale di estrema chiarezza e lucidità in cui la vista, l'udito e la sensibilità si fanno piú intense e la percezione del mondo diventa piú profonda. La sensazione di pace avvertita è simile a quella che si prova quando improvvisamente si interrompe un suono intenso e prolungato come l'allarme di un'automobile o il canto delle cicale quando giunge la sera. Paradossalmente le sensazioni si fanno tanto piú intense quanto piú il "vuoto" si instaura dentro di noi. Naturalmente il campanello viene battuto piú volte a distanza di qualche minuto allo scopo di permettere ad ogni partecipante di risentire la sensazione del passaggio dal "suono" al "non suono" per entrare in anjodaza. Questa condizione va tenuta anche in mezzo al frastuono di una piazza affollata o durante una qualsiasi attività (come correre o guidare). Avanzando con la pratica bisogna allenarsi a realizzare questa condizione per calmarsi rapidamente o per attenuare una forte emozione o ancora per rallentare il battito cardiaco. I maestri dicono che quando la meditazione è eseguita correttamente si sente un sapore molto dolce sotto la lingua e questo puó servire come conferma della validità della pratica.
Si puó dire che il suono fisico prodotto dal ring lo si sente/percepisce con il corpo e con la mente. Invece il cosiddetto suono del vuoto è percepito dal Se, dal Testimone che semplicemente si limita ad osservare i movimenti del corpo fisico e della psiche. Non possedendo il campanello si puó comunque ricorrere ad altri strumenti che producono un suono intenso e piacevole. Per esempio si puó ricorrere all'ascolto di un brano di musica classica; in questo caso si puó eseguire il seguente esercizio: mentre si ascolta un concerto di musica classica o barocca, ci si siede con la schiena diritta e il corpo rilassato, si chiudono gli occhi e ci si "immerge" letteralmente nella musica, facendola scorrere nelle vene, ascoltandola dal di dentro. Alla fine di ogni pezzo il silenzio che si viene a creare, in contrasto con la musica, permetterà di entrare facilmente in anjodaza. Il termine vuoto mentale sta ad indicare e a rappresentare una condizione della mente priva di pensieri. Infatti il nostro campo psichico è "normalmente" affollato di parole, ricordi, sensazioni, emozioni e aspettative. Entrare in Anjodaza significa creare uno spazio vuoto, tranquillo e rilassato, privo di contenuti. Creare il vuoto mentale equivale analogicamente a svuotare una stanza da tutto ció che risulta inutile, ingombrante ed eccessivo. Evidentemente ogni tanto qualche pensiero spunta improvvisamente in questo spazio vuoto come una bolla colorata. Quando ció accade occorre semplicemente ricreare Anjodaza, cioè tornare nella condizione di vuoto sperimentata alla fine del suono del campanello.
Lo
stile zen (essenziale, sobrio, con un grande rilievo dato agli spazi bianchi e alle zone
vuote molto visibile nell'arredamento e nella pittura) è un'espressione esteriore di
questa realtà interiore. Nello schema B è mostrato
graficamente quanto appena spiegato. I cerchi concentrici rappresentano l'onda sonora che
ad un certo punto si interrompe spostando l'attenzione dal corpo-mente al Se. Nel momento
in cui si percepisce il suono del vuoto, si entra anche in Anjodaza. Non è dunque un caso
che nelia tradizione orientate il picco massimo del1'esperienza spirituale venga
identificato con la percezione del vuoto assoluto che, si badi bene, non coincide con il
nulla. Anzi, il vuoto assoluto è la Realtà Ultima che sottostà alla creazione fisica.
Un paragone con questo aspetto lo ritroviamo nella cultura occidentale a proposito della
cosiddetta "teologia negativa" secondo la quale è possibile solo affermare ció
che Dio non è. Gli orientali hanno portato questo modo di ragionare alle estreme
conseguenze. E cosí, continuando a negare, hanno trovato come realtà ultima appunto il
vuoto. Occorre naturalmente tener sempre conto, quando si fanno questi discorsi, che
si tratta sempre e solo di parole e di semplici descrizioni della realtà e non della
verità. Occorre fare esperienza; vivere queste sensazioni con il corpo, la mente e lo
spirito uniti. Solo dopo ognuno sarà in grado di scegliere liberamente - e se lo vorrà -
il proprio modo per decodificare la sua personale esperienza. Nello schema C è visualizzata una teoria di origine taoista
che mostra i vari passaggi che hanno portato alla creazione del mondo fisico a partire dal
vuoto cosí come pensavano gli antichi filosofi cinesi.
In questo schema si ritrova all'origine della creazione il "vuoto informale" descritto come un cerchio bianco tratteggiato e disposto al di fuori dal tempo e dello spazio. Questo vuoto corrisponde all'Ain Soph Aur cioé alla luce senza fine della tradizione cabalistica. Da esso ha avuto origine l'unità, il seme dell'universo qui rappresentato con i1 famoso simbolo del taiji, che racchiude in se il Tutto (e corrisponde alia prima sefira "kether" dell'albero sefirotico). In seguito ad una successiva modificazione l'uno si scisse dividendosi in due componenti, in due forze primordiali ed indistinte definite Yin e Yang. La prima corrisponde alla forza centrifuga (a cui viene associata anche la notte, I'acqua, l'interno, ecc.), la seconda alla forza centripeta (a cui viene associato il giorno, il fuoco, l'esterno, ecc.). Queste due forze-principio hanno poi modellato il mondo fisico nella forma relativa che si puó vedere rispecchiata sulla nostra terra.
Si potrebbe quindi anche dire che la meditazione consiste quindi nel fare un "percorso a ritroso" per tornare al vuoto presente all'inizio della creazione. Prima di concludere, per coloro ai quali la tecnica potrebbe risultare piú difficile, vogliamo dare un ulteriore Consiglio: provare ad associare al suono un'immagine o una sensazione interiore. Per esempio durante tutto il tempo in cui si percepisce il suono si visualizza un mare in tempesta e, nel momento in cui il suono si interrompe, un mare piatto, calmo e limpido. Si puó anche ricorrere alla visualizzazione di un cielo scuro e nuvoloso in contrasto con un cielo azzurro dove il sole splende.
Ricordatevi di non cercare nulla di speciale, ma semplicemente di sentire la sensazione e di vivere l'attimo. Un'ultima nota: è importante dopo la seduta di meditazione rimanere in silenzio senza parlare; in particolar modo quando la si esegue in gruppo. Per parlare infatti bisogna attivare la parte sinistra del cervello, mentre la meditazione mette in funzione l'emisfero destro. E' consigliabile quindi rimanere qualche minuto in silenzio immersi nell'atmosfera che si è venuta a creare.