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Personaggi:
Intervista
a Fosco Maraini
da: Notizie dal Giappone
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Questo articolo è tratto da Notizie dal Giappone, notiziario n. 5, settembre - ottobre 2000, pubblicazione dell’Ambasciata Giapponese (www.ambasciatajp.it), che ringraziamo ancora una volta per la cortese collaborazione e per l’attenzione rivolta alle nostre tematiche. Nello stesso numero, disponibile su Internet, appare infatti un breve articolo che illustra la nascita e gli scopi dell’aikido, sulla scorta di materiale fornito dalla nostra Associazione.
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Fosco Maraini, il più noto nipponista italiano, è qui fotografato con la figlia, la nota scrittrice Dacia Maraini. |
Il Prof. Fosco Maraini è il piú noto nipponista Italiano. Ha vissuto per lunghi anni in Giappone ed ha scritto numerosi libri sull’Asia, fra i quali per citarne solo uno, il famoso "Ore giapponesi". La redazione di Notizie dal Giappone lo ha intervistato brevemente, scusandosi per il poco spazio a disposizione.
Per quale motivo e quando ha avuto il Suo primo contatto con il mondo giapponese?
Nel 1938 grazie ad una borsa di studio: ci vollero 40 giorni per andare in Giappone con la nave facendo tutto il giro a sud passando per Bombay, Singapore, Manila, Hong Kong! La prima città che ho conosciuto è stata Tokyo dove mi recai subito dopo essere arrivato al porto di Kobe. Ci restai un mese, poi andai a Sapporo poiché avevo in programma lo studio degli Ainu, e lí ricevetti l’accoglienza della Università di Hokkaido: la Teikoku Daigaku (oggi Hokkaido Daigaku).
Quale fu l’impressione piú forte che ricevette dal Giappone di quel tempo?
Forse l’impressione piú forte è stata quella di veder rinascere il Giappone dopo la guerra, vedere riprendere le attività, e con la ricostruzione diventare una grande potenza economica negli anni '70. Questo perché ho visto il Giappone nel ‘45 e Tokyo era uno spettacolo impressionante: tutto completamente distrutto e bruciato. Quando sono tornato in Giappone nel ‘54 ho trovato invece una gran ricostruzione e già si viveva il Giappone come potenza industriale: è stata una ricostruzione veramente miracolosa che poi ha portato allo sviluppo del Giappone degli anni ’70 e ’80.
Lei ha conosciuto il Giappone e tanti altri paesi dell’Oriente. Che cos’è che vede nel Giappone di diverso dagli altri paesi asiatici?
Sí, è molto diverso dagli altri paesi perché è ad un livello superiore. Gli altri paesi asiatici sono molto interessanti per la storia, l’arte e la tradizione, ma certo non sono neppure paragonabili al Giappone. La Cina per esempio, ha lo svantaggio di avere una popolazione cosí numerosa, poiché un miliardo e duecento milioni d’abitanti sono troppi, ed è difficile governare un paese in queste condizioni specie se ha risorse non eccezionali.
Oltre la sua ricerca Lei avrà conosciuro il carattere del popolo giapponese: cosa racconta ai nostri amici italiani come particolarità di questo popolo e cosa suggerisce per conoscere il Giappone.
Intanto cercare di imparare la lingua per capire le persone e scambiare idee, perché normalmente il giapponese sa leggere e scrivere anche in inglese ma non lo parla bene. Devo affermare che tranne delle eccezioni in Giappone è difficile comunicare in inglese. Perció la prima cosa importante è imparare la lingua. Un aspetto da considerare è che i giapponesi prendono le cose sul serio molto piú degli italiani, e la preparazione conta molto. La preparazione di un piano per organizzare una attività si deve fare con attenzione perché i giapponesi non sanno improvvisare. Questo va proprio contro le abitudini italiane. Mi ricordo quando venne costruito il padiglione italiano all’EXPO 70 di Osaka: l’architetto italiano arrivó con dei piani di massima che potevano essere modificati mentre si procedeva alla costruzione. Fu una difficoltà incredibile per la casa costruttrice giapponese che voleva i piani completi. Solo così sarebbe potuta passare alla realizzazione senza cambiare niente. Cambiare qualcosa durante la fase di esecuzione di un piano è contro l’abitudine in Giappone. Quindi bisogna fare attenzione perché in Italia è proprio l’opposto: prima si fa un piano generale e poi si realizza via via che si va avanti.
Lei ha contribuito molto per lo scambio culturale e scientifico fra i due paesi: che cosa auspica nel futuro.
Ormai l’Italia è il paese forse piú amato dai Giapponesi; mi auguro comunque che ci sia un’intensificazione degli scambi sempre più forte.
