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Haiku: tecniche e diffusione
Chi ha tentato di classificare le tecniche haiku ha elencato degli schemi di comparazione, di contrasto, di similitudine, di metafora, e ancora episodi di vita vissuta, giochi di parole, doppi sensi; alcuni schemi sono peró difficilmente decifrabili nella nostra cultura e vanno lasciati cosí come sono, affidandoli alla sensibilità del lettore. Tali stilemi squisitamente giapponesi possono esse il sabi¸rendibile in italiano come patinatura, levigatura effettuata dal tempo¸ il wabi che possiamo intendere come austerità o gusto delle cose semplici, lo yuken che identifica un senso di impenetrabile profondità di cui puó essere permeato l’haiku.
Ukita Ikkei (1795-1859)
La rete del governo
Rotolo su carta, cm 168 x
58,9
Kishimoto Kōichi, Hyōgo
Apparentemente una sorta di innocente haiku figurato, questo dipinto è in realtà costato anni di prigione al suo autore. Raffigura con una allusione sottile quanto esplicita e tipicamente giapponese, la rete governativa con cui lo shōgun, rappresentato dal ragno, avviluppa e fagocita senza speranza alcuna di resistenza le creature delicate che rappresentano i sudditi. Sullo sfondo del cielo nuvoloso assiste impotente la luna, simbolo dell’Imperatore
Come sappiamo l’haiku è un breve componimento di tre righe non in rima, col primo verso e l’ultimo di cinque sillabe, quello centrale di sette. Ma ci sono altre regole stringenti da osservare: spesso nell’haiku, perlomeno secondo le regole moderne codificate nel 1890, deve essere presente una parola, chiamata kigo, che identifica la stagione, come negli esempi convenzionali che seguono.
Primavera Alito di vento
Mollusco
Fiore di ciliegio
Estate Arcobaleno
Formica
Girasole
Autunno Luna
Salmone
Fagiolo di soia
Inverno Neve
Carota
Le tre linee del componimento sono legate tra di loro in maniera astratta, come per invitare il lettore ad un gioco, quello in cui una persona pronuncia una parola e una seconda risponde con la prima associazione di idee che gli viene in mente.
Nell’haiku il poeta deve gestire allo stesso tempo le tre linee, non le singole parole. Normalmente si usano le prime due linee per comporre un quadro nella mente del lettore, e la terza per frapporre una rottura, in modo che il lettore veda tutto da un angolo differente.
Sebbene le sue origini siano assai remote nel tempo, in seguito al volontario isolamento cui si è sottoposto il Giappone nell’epoca Edo l’haiku è stato conosciuto nel mondo occidentale solo a partire dal 1868, con la progressiva apertura delle frontiere. Le prime traduzioni sembra siano state effettuate da visitatori francesi che si erano recati in Giappone e che 1905 pubblicarono in Francia il loro lavoro. Seguirono, nel 1910, due antologie haiku pubblicate in Francia ed in Inghilterra.
Anonimo di epoca Kamakura (XIV secolo)
Tōhoku’in Uta-awase (concorso di poesia al Tōhoku’in)
Inchiostro su carta, cm
29,5 x 533,5
Museo Nazionale di Tokyo
Bene Culturale Notificato
La dicitura riporta che nella tredicesima notte del nono mese del secondo anno di Kempō (1214) un gruppo di artigiani riunitosi nei Giardini di Nord Est per un nembutsu (invocazione del nome di Amida) ha organizzato un concorso di poesia ad imitazione dell’usanza nobiliare di organizzare riunioni notturne per celebrare con l’improvvisazione di poemi waka e renga la bellezza della luna. Il dipinto raffigura i vari partecipanti, divisi nella squadra di sinistra, composta dal medico e poi dal fabbro e dal pulitore di spade, dalla servente del tempio e da una pescatrice di perle; a quella di destra appartenevano l’indovino, il falegname, il fonditore, il giocatore d’azzardo e il venditore ambulante. Il particolare rappresenta l’hanja (arbitro) dell’evento, nel caso specifico il kyōji (copista del sutra), che al termine della composizione ha vergato a sua volta un poema sulla bellezza della luna nelle notti d’autunno.
Sebbene sfuggite al grande pubblico queste due antologie attirarono l’attenzione degli Imagist, un gruppo di poeti anglo-americani acquartierati tra Londra e Chicago intorno al 1915. Erano tra loro personaggi come James Joyce, D.H. Lawrence, Amy Lowell, Marianne Moore, Ezra Pound, Carl Sandburg e William Carlos Williams, che adottarono la forma dell’haiku considerandolo come il poema ideale “nel quale l’immagine non è un mezzo ma il fine, in cui l’immagine non fa parte del poema ma è il poema”. Negli anni che seguirono gli haiku conobbero una grande popolarità e una vastissima diffusione nel mondo della letteratura inglese.
Shojō Shōkadō (1584-1639)
Sanjūrokkasen
Album, cm 19,8 x 17,3
Inchiostro su carta colorata e laminata con oro e argento
Museo Nazionale di Tokyo
Il monaco Shōkadō è considerato uno dei Tre Grandi Calligrafi della sua epoca, assieme a Kōetsu e Nobutada. Amó riutilizzare gli antichi caratteri hiragana esaltandone la fluidità stilistica. Il Sanjūrokkasen è un’antologia di trentasei poemi waka¸ composti da trentasei poeti arcaici.