Come utilizzare lo spirito
delle arti marziali nell'era contemporanea
Hiroshi Tada
@ 2003 Aikikai d'Italia
www.aikikai.it
Questa è la trascrizione delle due conferenze tenute nel luglio del 2002 dal maestro Hiroshi Tada durante il Raduno Internazionale di Aikido di La Spezia, avvalendosi della traduzione di Asuka Ozumi (ecco la ragione per cui il discorso talvolta non è in prima persona). Le note esplicative e di approfondimento sono frutto del lavoro della redazione della rivista Aikido, edita dalla Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese, Aikikai d’Italia, che detiene il copyright di queste conferenze. Le note tra parentesi quadre sono state inserite per facilitare la comprensione del testo. E' in corso di preparazione la versione in inglese dell'articolo, che verrà pubblicata su questo sito.

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Nel marzo di quest’anno il maestro Tada ha tenuto una lezione al Nippon Budokan, che si trova a Tokyo, ad un gruppo di ricercatori che si occupano di Cultura Giapponese. La conferenza che si tiene oggi riprende temi simili a quelli affrontati allora. Il tema dell’intervento di marzo al Budokan era: “Come possa tornare utile lo spirito delle arti marziali nell’era contemporanea”. Ovviamente, essendo il maestro Tada uno specialista di aikido, la nostra conferenza verterà sul mondo dello spirito nell’aikido. [Nella conferenza giapponese] il maestro Tada ha esordito con i racconti tramandatigli da suo padre, in seguito ha parlato del metodo per l’unificazione di corpo e spirito del maestro Nakamura Tempu. [Ma] è opinione del maestro che ogni praticante di Aikido debba conoscere innanzitutto quale stile di vita abbia condotto il maestro Ueshiba
Il maestro Ueshiba è nato nel 1883 nella città di Tanabe che si trova nella prefettura di Wakayama. Le figure di spicco nella vita del maestro Ueshiba sono fondamentalmente tre. La prima è il monaco buddista Fujimoto Mitsujo presso il quale il maestro Ueshiba ha studiato fin da piccolo i classici cinesi. All’età di 32 anni il maestro Ueshiba ha incontrato nella regione di Hokkaido il maestro di daito-ryu Takeda Sokaku. Qualche anno dopo, all’età di 35 anni, incontrò per la prima volta il reverendo Deguchi Onisaburo, che era invece una figura del credo shintoista. Generalmente chi pratica aikido ritiene che sia stato il reverendo Deguchi ad avere la maggiore influenza sul maestro Ueshiba, ma in realtà non è così. Quella che ha maggiormente influenzato il maestro Ueshiba, alla base, è la prima persona che abbiamo nominato, Fujimoto Mitsujo, e ora ne spiegherò le ragioni. Come abbiamo detto questo suo primo maestro era un monaco buddista, e faceva parte della setta buddista giapponese Shingon.

Il maestro Tada mostra la posizione della città di Tanabe, ove nacque Ueshiba Morihei
Per approfondire l’aikido non è sufficiente conoscere semplicemente la storia delle arti marziali ma bisogna avvicinarsi almeno a grandi linee alla conoscenza storica della cultura giapponese. A partire più o meno dal 10.000 a.C. la storia giapponese viene divisa in grandi periodi. Il periodo Jomon, il periodo Yayoi, il periodo Kofun [1], il periodo di Asuka, il periodo di Nara, poi c’è il periodo di Tempyo [2], poi inizia l’epoca di Kamakura che è quella che vede emergere con grande evidenza i samurai. All’inizio dell’epoca Tempyo, che era la penultima citata, emergono due figure fondamentali del buddismo giapponese, Saicho [3] e Kukai [4]. Sin dall’epoca Nara la fonte della cultura giapponese era la Cina. Questo comportava spesso che studiosi giapponesi venissero inviati in Cina per studiare con i maestri cinesi. Nell’802 d.C. anche Saicho e Kukai si recano in Cina a studiare e Kukai, studente particolarmente dotato, riesce in sei mesi ad acquisire una perfetta conoscenza del sanscrito.

Kobo Daishi (Kukai)
Dopo il loro soggiorno in Cina Saicho e Kukai importano in Giappone quella che era l’ala più all’avanguardia del buddismo cinese mikkyo, ossia il buddismo esoterico. In particolare Kukai aveva appreso i mantra yoga dal maestro Huigo [5]. Saicho e Kukai una volta tornati in Giappone fondano due scuole buddiste. Saicho fonda sul monte Hiei (vicino a Kyoto) un complesso monastico [6]. Kukai ne fonda invece uno sul monte Koya [7]. Entrambi i nuovi complessi monastici sono patrocinati dall’imperatore. Diventano entrambi importanti centri di cultura per il Giappone, ed il maestro Ueshiba nasce vicino ad uno di essi [quello fondato da Kukai di Kongobu-ji - il Picco del Diamante - sul monte Koya], indicato nella carta. Per questo, data anche la vicinanza geografica [al tempio], si narra che fin da piccolo il maestro Ueshiba fosse affascinato dalla figura di Kukai.

In questa carta del Giappone sono evidenziate le località di Tanabe (ove nacque Ueshiba Morihei), Hiei (sede del monastero fondato da Saicho), Koya (sede del monastero fondato da Kukai), Tokyo (sede dal 1932 dell'Aikido Hombu Dojo), Iwama (sede dal 1942 circa dell'Aiki-Jinja), Shirataki (ove si incontrarono Ueshiba M. ed il maestro Takeda Sokaku) e Ayabe (sede della setta Omoto-kyo di O. Deguchi)
Come andiamo detto il nome della setta era Shingon: Shingon Mikkyo. Shingon sta per mantra [8], mikkyo [9] sta per yoga e in questo modo i due monaci portano in Giappone la forma all’epoca più elevata di contemplazione dello spirito. Kukai viene ad essere una delle figure più innovative e influenza grandemente la cultura giapponese e di conseguenza anche le arti marziali. Tale influenza si protrae ancora al giorno d’oggi. In quelle che sono le armi delle arti marziali tipo le spade od anche le armature, troviamo incisi i mantra in sanscrito. Ma per dettagliare in maniera più precisa come il pensiero di Kukai si sia manifestatto nella cultura giapponese ci vorrebbe veramente molto tempo.

Armatura di epoca Edo (XVIII secolo) con carattere sanscrito (bonji) riportato in bronzo
sulla corazza e rappresentazione in argento dei 12 dei
(Musées Royaux di Bruxelles)
Nella parola aikido come del resto anche nella parola judo c’è questa particella do che significa via. In realtà ci sono due tipi diversi di via. La prima via trova i suoi fondamenti più o meno nel 17. secolo quindi in età più moderna ed indica una via etica, shingaku, che si concretizza nel Bushido. Questa prima via dedica particolare attenzione agli insegnamenti di Confucio. La seconda via, shinpo, invece auspica soprattutto la realizzazione della tecnica e di conseguenza cerca anche la concentrazione dello spirito. Alla base di questa seconda via c’è l’insegnamento portato in Giappone da Saicho e Kukai che consiste come abbiamo detto nel mikkyo, buddismo esoterico, e nello zen. Col termine via che utilizziamo oggi si intendono due vie intrecciate assieme come una sola. Probabilmente la maggior parte della gente pensa che sia solo la prima via, quella del bushido, a rappresentare la via del budo, la via delle arti marziali. Ma c’è un motivo.
Nel 1867 in seguito alla restaurazione Meiji si insedia un nuovo governo. Questo governo osservando le nazioni occidentali più evolute, che si fondavano sul cristianesimo, decide di fondare anche il nuovo Giappone su una religione, nel caso specifico lo shinto. Fin ad allora buddismo e shintoismo erano in Giappone una cosa unica, mentre nel 1868 vennero separati in maniera distinta. In quel momento ha inizio in Giappone la persecuzione del buddismo. In particolare le aree che vennero maggiormente colpite dalla persecuzione furono quelle del mikkyo, tradizionalmente legate allo yoga. Quindi tutto quello che riguarda la seconda via viene decisamente cancellato, anche nelle menti. Ed è per questo che oggi quando si parla del budo la gente ne vede soltanto la prima via, la via etica, mentre non emerge la via dedicata ai principi spirituali e alla coltivazione dello spirito; in questo modo le arti marziali sono praticate, nell’epoca contemporanea, [soltanto] come uno sport.

Questo atteggiamento va intensificandosi sempre di più durante la guerra e continua tutt’oggi in maniera sempre più forte. Tornando indietro nel tempo, per esempio all’era Tokugawa, troviamo che queste due vie hanno generalmente caratteristiche molto differenti. La prima via, quella che ha come fondamento gli insegnamenti di Confucio, pone particolare attenzione ai rapporti gerarchici ed al rispetto e la dedizione verso i propri superiori. Al contrario la seconda via, che si fonda sul buddismo zen e su quello esoterico, ha come fondamento gli insegnamenti di Lao Tze e di Chuang Tze, secondo i quali invece gli uomini sono visti tutti allo stesso livello e si auspica una comunione dell’uomo con la natura ed infine il naturalismo. Nella cultura giapponese queste due vie, questi due aspetti diversi, si intrecciano e si mescolano come se fossero le due facce di una stessa medaglia. Ma torniamo adesso a parlare del maestro Ueshiba.
Come abbiamo detto il maestro Ueshiba fin da piccolo seguiva gli insegnamenti del buddismo mikkyo di tipo esoterico. Incontra poi a 35 anni il reverendo Deguchi Onisaburo e si tratta in entrambi i casi di persone che seguono la seconda via. Per quanto riguarda lo shintoismo occorre dire che ne esistevano in Giappone due forme distinte. La prima è una forma più antica che viene dalla corte imperiale, la seconda è un culto popolare. Il reverendo Deguchi appartiene a quest’ultima forma di shintoismo. Quindi quando pensiamo alla figura di O Sensei dobbiamo sempre tenere conto di queste due persone fondamentali, che seguivano entrambe la seconda via, e che sono quelle che hanno influenzato l’aikido. Ci troviamo però di fronte ad un problema molto complesso perché per quanto riguarda il buddismo esoterico mikkyo si tratta di insegnamenti tramandati a partire da antichi testi cinesi, nel caso invece del reverendo Deguchi Onisaburo si tratta invece di insegnamenti shinto, anche questi trasmessi da tempi antichi. Esiste quindi un problema di interpretazione. E’ molto difficile compiere degli studi approfonditi, anche a livello istituzionale, su queste tematiche; un altro grande problema è quello di come interpretare in chiave contemporanea lo studio del buddismo esoterico e dell’antico shintoismo. Nel mondo moderno la tendenza è di non toccare questi argomenti ed evitare di approfondirli.
Ma ora parlerò un pò di me... Quando sono entrato nel dojo del maestro Ueshiba c’erano solamente sei o sette allievi, divisi in due gruppi. Il primo gruppo seguiva gli insegnamenti del maestro Nishi, che era una persona che si occupava di medicina. Il secondo gruppo seguiva invece gli insegnamenti del maestro Tempu. Il mio sempai mi ha introdotto al maestro Tempu, ed io ora vi spiegherò brevemente che tipo di persona era il maestro. Nacque nel 1876 presso la famiglia Tachibana, che era una famiglia di proprietari terrieri abbastanza influente. Sin da giovane apprese le arti marziali, e nel 1902 si dedicò alla vita militare arruolandosi nell’esercito e prendendo parte alla guerra russo giapponese.
Alla fine del conflitto russo giapponese il maestro Tempu improvvisamente inizia ad espettorare sangue e i medici gli diagnosticano circa tre mesi di vita. Mentre fino a quel momento non aveva mai temuto la morte, si trova invece all’improvviso a dover affrontare la paura, paura di cui si stupisce lui stesso. Nel tentativo di riacquistare la forza e la sicurezza di un tempo intraprende una lunga ricerca. Essendo figlio di una famiglia molto influente aveva conoscenze in ambito medico e conosceva anche di persona molti dottori, ma nessuno sembrava in grado di cambiare la sua sorte. Il maestro Tempu con un falso nome cinese si reca allora negli Stati Uniti e si iscrive alla Columbia University dove si laurea in medicina. Viaggia poi in Europa ove incontra tutti i grandi della medicina; non riesce però a trovarne soddisfazione e decide di tornare in Giappone ad attendervi la morte, ma lungo il tragitto di ritorno incontra un maestro yoga, il cui nome era Kaliapa. [10]
Il maestro diagnostica a Tempu un polipo ai polmoni, invitandolo a seguirlo sul monte Kanchenjunga nell’Himalaya [11]. Tempu vi trascorre tre anni di pratica assieme al maestro, e durante questo periodo la malattia svanisce. Alla fine dei tre anni decide di fare ritorno in Giappone, ove tutto sommato riesce anche ad avere molto successo a livello sociale, ma decide di porsi al servizio di chi ne ha bisogno. Fonda così l’Associazione per l’Unificazione di Corpo e Spirito. Avendo studiato medicina negli Stati Uniti il maestro Tempu era al tempo stesso medico e filosofo e uno dei suoi obiettivi è stato quello di spiegare le filosofie orientali, che sono abbastanza enigmatiche, in termini semplici, in termini moderni e contemporanei. Tra i discepoli del maestro Tempu ne troviamo alcuni che diventeranno primi ministri, capi militari ed addirittura anche membri della corte imperiale, tutti volti famosissimi nella storia del Giappone.
Alla base dell’insegnamento del maestro Tempu ci sono il karma yoga e l’hatha yoga. Seguendone gli insegnamenti è possibile applicare alla nostra vita, alla vita moderna, alla vita contemporanea i fondamenti della via dello shinpo, ossia la via della ricerca dei principi spirituali, la via della concentrazione dello spirito. Negli insegnamenti del maestro Tempu troviamo anche come educare e come condurre l’insegnamento nell’epoca contemporanea. Dentro agli insegnamenti del maestro Tempu si trovano testimonianze valide non solo per l’aikido ma soprattutto per l’innalzamento delle energie vitali di ognuno di noi, applicabili alla vita quotidiana.
E’ evidente la necessità, prendendo spunto dagli insegnamenti del maestro Tempu, di studiare in chiave contemporanea non solo la storia delle arti marziali, ma anche gli insegnamenti delle arti marziali in relazione alla storia della cultura giapponese. Nell’insegnamento del maestro Tempu troviamo anche risposta a domande di tipo come fare per diventare più bravi, come fare a raggiungere gli obiettivi prefissati; in Europa ed anche nel resto del mondo si parla spesso di come sviluppare propriamente le capacità umane. Anche questo genere di ricerca trova risposta negli insegnamenti del maestro Tempu e nell’hatha yoga. Con la comprensione di tutto questo si ha anche la chiave di accesso agli insegnamenti molto complessi del maestro Ueshiba, soprattutto per quanto riguarda la sua terminologia che si rifa allo shintoismo antico.
Importante è comprendere che non si tratta solo di pensiero, non solo di riflessione mentale ma si tratta innanzitutto di messa in atto. E’ dunque estremamente importante, necessario, comprendere questi due diversi tipi di allenamento: allenare la mente, allenare il pensiero e allenare la percezione, non allenare solamente il corpo. Queste due cose vanno comprese alla base. Non bisogna pensare a quanto si è bravi, a quanto si è capaci; quello che è importante è farsi delle basi, comprendere bene all’inizio perchè, dice il maestro Tada, l’insegnamento è un pò come il treno in movimento: l’importante è come partire [cioè salirvi], non il punto di partenza.
All’inizio di questa lezione, ed anche come punto centrale della conferenza tenuta al Budokan quest’anno dal maestro Tada, il tema era il seguente: “Lo spirito delle arti marziali nell’età contemporanea”. Abbiamo parlato appunto di queste due differenti vie; la prima quella riguardante l’etica, via più o meno comprensibile da tutti. Ritorniamo invece alla seconda via, quella dello shinpo e del buddismo spirituale, questa via si riallaccia al buddismo zen, al buddismo mikkyo, agli insegnamenti dei cinesi Lao Tze e Chuang tze, e secondo gli insegnamenti di questa via si arriva a superare gli antagonismi. Non solo gli antagonismi tra se e gli altri, tra se e fuori, ma anche quelli che esistono dentro di noi. La parola aikido è composta nella prima parte dal termine ai che significa unione, quindi se non si riescono a superare gli antagonismi non si riesce a intraprendere veramente la via dell’aikido. Allo stesso modo la regola è valida non solo per quanto riguarda lo spirito ma anche per quello che riguarda la tecnica.
Tra i corpi letterari che racchiudono gli strumenti principali ne abbiamo essenzialmente due: innanzitutto il sutra del loto, e poi uno scritto del sesto secolo del monaco cinese Tendai, intitolato Makashikan. [12] In questi due documenti che abbiamo citato si trovano tutti i riferimenti alla via dello shinpo, alla via dei contenuti spirituali. Tuttavia il tempo stringe, e di questo parleremo il prossimo giorno.
[1] Conosciuto anche come periodo Yamato
[2] Nome con cui si indica a volte il tardo periodo di Nara (710-800 circa)
[3] Nacque nel 767 ad Omi-no-Kuni (attualmente Otsu, prefettura di Shiga). Entrò in monastero nel 778 e studiò col monaco Gyohyo presso il tempio di Omi-Kokubunji. Venne ordinato prete nel 780 prendendo il nome di Saicho.
[4] Kobo Daishi (nome postumo attribuitogli 86 anni dopo la sua morte) nacque nel 774, nell’attuale prefettura di Kagawa (isola di Shikoku). Si recò a 15 anni nella capitale per studiarvi, entrando a 18 all’università ed abbandonandola a 22 per farsi prete. In un libro scritto alcuni anni dopo giustifica la sua decisione con l’insoddisfazione della vita quotidiana e la necessità di trovare un perché alla propria vita. Da prete prese il nome di Ku-kai (cielo-mare).
[5] Huiguo (746-805), discepolo di Amoghavajra e settimo patriarca della scuola della "Parola Vera", era ritenuto la massima autorità sui temi esoterici.
[6] Dalla nascita di questo complesso prende origine la setta Tendai
[7] Con la fondazione del complesso di Koya, Kukai fonda invece la setta Shingon. Le montagne dove sorge il santuario vengono cosí descritte nel Konjaku Monogatari Shu: ”E’ un luogo nel cuore delle montagne dove il canto degli uccelli è raro, e tuttavia non si ha la minima sensazione di timore.”
[8] Letteralmente shingon significa “parola vera” ed è la traduzione giapponese della parola in sanscrito mantra
[9] Il significato letterale di mikkyo si potrebbe rendere con “dottrina segreta”
[10] Tra i suoi incontri in Europa quello col noto medico inglese H. Addington Bruce; tra gli altri paesi dove studiò, la Germania, la Francia ed il Belgio. L’incontro con il maestro Kaliapa ebbe luogo al Cairo nel 1916.
[11] Il monte Kanchenjunga si trova in una catena montuosa divisa tra India, Nepal e Bhutan, ed è con i suoi 8600 metri circa una delle più alte cime del mondo.
[12] Makashikan, che vorrebbe dire "Grande [trattato] su samatha e vipasyana", è la sintesi della dottrina Tendai scritta dal suo fondatore cinese Zhiyi, chiamato Tendai Daishi in giapponese. E' possibile sia lo stesso testo citato da atre fonti come "Discorso sulla meditazione e contemplazione Mahayana" o "Profonda concentrazione e Introspezione".
Adesso dettaglieremo le cose di cui abbiamo parlato ieri, in modo che siano più chiare per tutti. Shingaku no michi è la via dello studio dello spirito ed è la prima delle vie di cui abbiamo parlato ieri, mentre shinpo no michi è la via della legge dello spirito, la seconda di cui abbiamo parlato. In tutte le discipline delle arti marziali troviamo il carattere do [1], via: aikido, judo, kendo, karatedo, kyudo. [Questo termine] significa via.

Se interroghiamo un giapponese contemporaneo sul significato di questa via, la maggioranza fa riferimento alla via etica, alla via morale, la prima. Questo tipo di risposta è dovuta alla serie di fenomeni sociali che si sono verificati in Giappone a partire dal periodo Meiji, ossia più o meno un secolo fa [2]. In realtà anche se questo non appare visibile le vie sono due; due vie che si intrecciano e si uniscono a formare un’unica via. La prima via, la via dello studio dello spirito, trova il suo fondamento nei pensieri di Confucio e di Nancho. Questa prima via si concretizza nel periodo Tokugawa, il periodo in cui si sono venuti a formare gli stati nazionali, nel Bushido. Il Bushido dell’epoca samurai si è tramutato in epoca più recente in nazionalismo, che ha sostenuto il potere dell’imperatore [3]. Questa è un’immagine che permane ancora fortemente nella cultura giapponese ed è per questo che il giapponese medio interrogato sulla via la identifica con questa prima. In realtà nella cultura giapponese anche se noi non la percepiamo esiste un’altra via: Shinpo no michi, la Via della Legge dello Spirito [4].
Questa via è molto più antica della prima, e risale ai tempi in cui il Bushido non esisteva. Questa seconda via studia il modo esistenziale dell’essere umano e lo mette in grado di utilizzare la sua propria forza. Già Lao Tze e Chuang Tze hanno dato fondamenta a questa dottrina, che prende in grande considerazione le forze della natura. In Giappone fin dalle epoche più antiche, quindi si parla di tempi leggendari, esiste lo shinpo.
Lo shinto è qualcosa che permea tutto, dall’universo alla terra e gli esseri umani, ma non può essere descritto con le parole. Come abbiamo detto ieri ci sono due grandi correnti all’interno dello shinto: lo shinto ufficiale, lo shinto di stato, genera il culto dell’imperatore. Poi c’è lo shinto minzoku, una forma di religione popolare che esiste da 2000 anni ed accumula shinto e buddismo. Ma non è possibile suddividere lo shinto in queste due vie, in quanto permea entrambe le due correnti.
Alla base della seconda via, quella della shinpo, oltre ai due citati pensatori cinesi Lao Tze e Chuang Tze v’è il buddismo ed in particolare il buddismo esoterico, mikkyo, ed il buddismo zen. Come abbiamo detto ieri nella storia del Giappone, circa 1500 anni fa, c’è un periodo denominato Tempyo. Nell’era Tempyo la politica teneva in grandissima considerazione il buddismo e di conseguenza aveva una grande considerazione anche verso l’uomo. Questo è vero in particolar modo per le arti figurative, e se andate in Giappone ancora oggi potrete ammirare le numerose statue buddiste che sono state scolpite in quell’epoca.

L’era Tempyo è durata per circa 400 anni, e all’interno di questo periodo per circa 350 anni la pena di morte era stata abolita. Adesso l’Unione Europea sta tentando di fare altrettanto... Come abbiamo detto ieri vissero nell’era Tempyo i due monaci Saicho e Kukai che hanno importato dalla Cina il buddismo esoterico mikkyo che era il più avanzato dell’epoca ed ha il suo fondamento nello yoga.
Come anche abbiamo detto ieri il maestro Ueshiba Morihei fin da giovane seguiva gli insegnamenti dello shingon mikkyo, il buddismo esoterico shingon, e gli insegnamenti del maestro yoga [Fujimoto Mitsujo]. Il maestro Ueshiba incontra poi per la prima volta a 32 anni il maestro Takeda, da cui apprende il daito ryu, e [solo] a 35 incontra il reverendo Deguchi Onisaburo da cui apprende i fondamenti dello shinto antico. Quindi anche se negli insegnamenti del maestro Ueshiba troviamo una terminologia che fa riferimento alla shinto in realtà vanno connessi agli insegnamenti giovanili che hanno il loro fondamento nello yoga e nel buddismo. La tomba ed il monumento funebre del maestro Ueshiba si trovano al tempio buddista di Kozanji che fa capo alla setta shingon, lo stesso tempio dove sono sepolti anche i suoi antenati.

La tomba ed il monumento funebre di Ueshiba Morihei, nel tempio di Kozanji.
Il buddismo esoterico mikkyo, oltre ad avere influenzato in maniera estremamente permeante la cultura giapponese, nel campo delle arti marziali ha introdotto delle tecniche di concentrazione dello spirito che poi hanno portato allo sviluppo attuale delle arti marziali. Un altro buddismo che ha influenzato molto le arti marziali è il buddismo zen. Il buddismo zen fiorisce in Giappone nell’era di Kamakura, l’epoca che vede l’ascesa dei samurai al potere, e continua anche nei periodi successivi nell’epoca Muromachi, in quella Sengoku degli Stati Combattenti e dopo ancora fino all’epoca Tokugawa.
Perché l’epoca dei samurai vede fiorire in questo modo lo zen? Lo zen sostiene che l’illuminazione si raggiunge con le sole proprie forze, e questo concetto ha colpito in particolar modo la classe dei samurai. Cosa è lo zen? Zen è la traduzione giapponese del termine yoga in sanscrito viana. La spiegazione è stata data innumevoli volte al Kinorenma, tenuto periodicamente da molto tempo in Italia. Citando il sanscrito, da arana, viana, samadi.

Si tratta di concetti estremamente importanti e non è sufficiente che voi li conosciate solo a livello intellettuale perché dovete metterli in pratica… Per questo per la prima volta li spiegherò meglio. L’anima, lo spirito [in alto], e l’oggetto sono in connessione come vedete dalla freccia:

Takuan Soho, maestro yoga, afferma che lo spirito che si ferma, è uno spirito che si muove. Lo spirito si ferma sull’oggetto, e rimanendo fermo si muove. Di conseguenza uno spirito che non si soffermasse, è uno spirito che non si muove. Cosa è uno spirito che si sofferma e si muove? Per esempio, quando un avversario ci attacca, se lo spirito si sofferma sull’avversario, elabora la circostanza e può pensare a come evitare il colpo e come contrattaccare. Ma questo avviene nella nostra vita quotidiana. Il nostro spirito, rapito dall’oggetto, si irrita, si commuove, si agita. Questo accade sia nelle arti marziali che nella vita quotidiana, allo stesso modo. Se noi alleniamo il nostro spirito, possiamo raggiungere lo stato che è esemplificato nello schema seguente.
Saicho nell’antichità afferma che per raggiungere le leggi universali occorre pulire il proprio spirito come uno specchio. Nel primo schema l’oggetto diventa l’elemento principale e lo spirito diventa l’elemento dipendente. Quando invece raggiungiamo il secondo stadio è lo spirito a diventare principale ed è l’oggetto a diventare dipendente come se fosse una vera forma logica, una catena di oggetti. Fin dall’antichità, fin dagli inizi stessi della storia, l’uomo ha sempre cercato di raggiungere questo secondo stadio. Ovviamente questo obiettivo è alla base della nostra religione. Questo per superare una visione del mondo che abbia l’antagonismo come suo fondamento. In condizioni normali nel primo schema lo spirito e l’oggetto sono antagonisti, distaccati e non arrivano mai ad una unione.
In giapponese questo si definisce kei chu, dove kei significa rivolgersi e chu prestare attenzione. Socho, la seconda fase, in giapponese significa invece concentrazione che porta a porsi in unificazione, unione. Allo stadio collegato con questo processo abbiamo zanmai, quello che in sanscrito viene chiamato samadi. Il termine originale sanscrito è composto da viana e samadi. L’unione, quella che in sanscrito viene chiamata viana, viene chiamata in giapponese zen. Il termine linguistico è dapprima passato in Cina dove è divenuto chan e successivamente in Giappone dove è divenuto zen. In Giappone esiste un modo di dire, “ken zen ni jo“ che adesso vi spiegherò. Ken sta per spada, zen ovviamente per zen. Si tratta di costruire la via della spada per raggiungere la via dello zen, o viceversa. La via della spada e la via dello zen sono molto simili perché il maneggio della spada giunge al punto in cui senza porre attenzione, in maniera del tutto automatica come appunto uno specchio, si riesce a vedere gli avversari, si riesce a vedere quando stanno arrivando contro di noi Analogamente nello zen lo spirito riesce a percepire gli oggetti che sono esterni a lui. Poiché la cosa fondamentale è superare gli antagonismi tutti potevano comprendere benissimo che la via dello zen, la via della spada erano la stessa cosa e che l’obiettivo era di raggiungere lo stato di vuoto, lo stato senza spirito, e la stessa cosa vale anche per l’aikido. Il maestro Ueshiba Morihei in pratica sosteneva le stesse cose, utilizzando però una terminologia dell’antico shinto che ormai è praticamente intraducibile e che quindi ho reso con parole più semplici.
In Giappone le pratiche shintoiste, le pratiche buddiste ed anche le pratiche taoiste di Lao Tze e di Chuang Tze sono tra loro mescolate. Il reverendo Deguchi Onisaburo insegnava i principi dello shinto antico, principi che erano stati studiati da Hirata Atsutane [5] in epoca Tokugawa. Hirata era un importantissimo studioso dello shinto antico. Tuttavia se andiamo a vedere gli scritti di Hirata vediamo che lui stesso suggerisce di praticare [anche] gli esercizi di respirazione del buddismo zen perché sono molto efficaci. Sin dall’epoca Tempyo buddismo e shinto sono stati sempre fortemente legati e mescolati assieme. Di base, lo shintoismo ricerca la purezza, la purezza dello spirito e dell’essere umano; ci sono scarsissimi scritti, ma soprattutto lo shinto non è una pratica razionale o in cui siano presenti dei ragionamenti, per questo [Hirata] ha sempre fatto riferimento storicamente al pensiero indiano.
Importante per noi contemporanei non è soffermarci su cosa sia lo shinto, cosa invece il buddismo o cosa lo shinpo o buddismo esoterico: non bisogna assolutamente disperdersi in questi dettagli. Importante è vedere tutto in maniera organica e da un punto di vista totale, per trovare un modo per migliorare noi stessi. [Il resto] per noi contemporanei non ha rilevanza. Ieri alla fine dell’intervento ho parlato di yoga sutra e di Makashinkan; il secondo fu scritto del monaco cinese Tendai. Yoga sutra risale a 2000 anni fa, gli studi di Tendai risalgono invece a circa 1500 anni fa. Makashinkan, questo libro del monaco Tendai, è facilmente ritrovabile ancora adesso in tutte le librerie giapponesi ma si tratta di uno scritto estremamente difficile da interpretare e in pratica non c’è più nessuno al giorno d’oggi che lo legga. Questo perché il libro è scritto nel cinese classico di circa 1500 anni fa mentre i lettori giapponesi lo interpretano con la grammatica giapponese che lo rende di lettura molto difficile. C’è un altro scritto del monaco Tendai che si intitola Shoshikan [6] che è invece uno scritto dell’epoca in cui tutti i samurai erano in grado di leggere. Questo testo è stato anche tradotto nelle lingue occidentali. Il titolo tradotto suona più o meno come “Introduzione al viana per principianti”. Viana significa zen, unione. Le metodologie di questo testo sono abbastanza precise e fanno riferimento sia allo zen indiano che a quello cinese.
Prima di iniziare la pratica, l’allenamento, bisogna fermamente tendere ad ottenere uno spirito fermo, ben deciso. Questo in giapponese si dice “shin kai kan kai“ che in sanscrito è “viana miana”. Come in tutte le religioni bisogna innanzitutto stabilire dei principi e definire quali siano gli obiettivi da raggiungere e le cose che sono invece assolutamente da evitare. Per esempio non uccidere, non rubare, non mentire. Nel caso ad esempio delle religioni come precetti abbiamo l’adorazione verso l’eventuale dio, amare gli altri, amare il prossimo, e questi precetti sono alla base dello spirito fermo. Poi al terzo punto troviamo sempre come allenare il corpo affinché sia conforme al volere dello spirito. E nasce qui il problema di orientare il corpo conformemente ai voleri dello spirito. Per esempio incanalare la nostra energia, in quello che è conosciuto normalmente come pranayama. Noi, per dire, abbiamo cinque differenti modalità per attrarre energia. Non viviamo da soli, viviamo in virtù delle energie dell’universo: innanzitutto il sole, poi l’acqua, terra, cibo, aria. Questi sono appunto le cinque modalità con cui noi possiamo trarre energia e l’85% dello strumento è attraverso la respirazione.
E’ estremamente importante quindi spiegare adesso la base delle tecniche di respirazione. Noi abbiamo tutti imparato a respirare con la piccola e la grande respirazione, aspirando l’ossigeno che attraverso i vasi raggiunge i polmoni e poi di là passa attraverso il sangue. Questa è diciamo la spiegazione scientifica occidentale, ma i saggi sia in Giappone che in Cina sono convinti che esista anche un altro tipo di respirazione. Secondo questi saggi noi, gli esseri umani, giunti a questo stadio dell’evoluzione, non solo respiriamo ossigeno attraverso i nostri propri organi, ma soprattutto attraverso la respirazione assorbiamo quella che è l’energia dell’universo. Accogliendo nel nostro organismo la grande forza dell’universo otteniamo anche l’anima dell’universo, il sapere dell’universo, le volontà dell’universo, ed è questa una grandissima scoperta dei saggi orientali. Parlando in termini moderni possiamo paragonare questo processo a quello di una enorme batteria che si ricarica continuamente.
Questa energia che noi otteniamo dall’universo si accumula interamente nel punto chiamato tanden, anche questa una parola in sanscrito, che è una sorta di vasto nucleo centrale di tutto quanto riguarda la psiche. Questo nucleo in cui si accumula l’energia dell’universo è un punto di estrema importanza anche nelle arti marziali. Questo nucleo se viene sollecitato in maniera molto violenta disperde tutte le energie accumulate e questo può mettere in serio pericolo anche la nostra esistenza. Vediamo adesso che cosa è necessario alla nostra respirazione per accumulare questa energia. Se la nostra energia vitale è molto bassa anche la capacità di autocontrollo ricade sul nostro spirito. Prima abbiamo spiegato brevemente la differenza tra la concentrazione relativa, del primo tipo, e la la concentrazione [assoluta] del secondo tipo.
Adesso ci addentriamo in un aspetto estremamente importante del pranayama che è quello del controllo delle sensazioni e delle percezioni. In sanscrito questo si chiama pratiyama. Riassumendo quanto abbiamo detto finora, abbiamo parlato dei principi, dei riferimenti da osservare fedelmente, dello spirito che deve essere fermamente deciso e profondamente impegnato in questo percorso, poi dell’energia e di come questa venga immagazzinata nel nostro organismo, poi di come bisogna allenare il corpo perché sia in condizione di seguire il volere dello spirito. Questi sono tutti elementi che fanno parte del percorso per giungere poi infine ad allenarsi per questo secondo schema che abbiamo esposto. Senza tutto questo percorso è molto difficile giungere alla concentrazione assoluta.
Il metodo di controllo dello spirito viene chiamato oggigiorno anche training dell’energia vitale. Ed è una delle problematiche più grandi e scottanti del ventunesimo secolo. Ma perché parliamo di questo, perché riteniamo che sia necessario? Facciamo l’ipotesi che l’oggetto su cui concentrarsi dei nostri schemi alla lavagna sia una malattia. Come si fa a combattere e vincere la malattia? Per raggiungere questo obiettivo bisogna superare l’antagonismo tra spirito ed oggetto. L’antagonismo fa nascere l’ira, fa nascere il nervosismo e questo non fa che abbassare il livello della nostra energia. Se noi riusciamo a superare l’antagonismo il nostro spirito è calmo e tranquillo e questo migliora la situazione.
Anche gli incontri di arti marziali sono la stessa cosa. Solo quando si supera l’antagonismo è possibile raggiungere il limite delle nostre forze. Abbiamo parlato genericamente di budo e di arti marziali, ma bisogna anche precisare che questo non vale per tutte le arti marziali, in Giappone abbiamo avuto delle arti marziali molto elevate ma anche altre molto basse. La stragrande maggioranza delle persone non si rende assolutamente conto di quello che abbiamo spiegato finora. Ma l’uomo è libero di scegliere. Il maestro Ueshiba sosteneneva che nel momento che noi riusciamo ad applicare l’aikido alla nostra vita quotidiana, alla nostra vita di tutti i giorni, a quel punto noi “siamo” l’aikido. Queste tecniche di base sono necessarie per raggiungere il secondo stadio, costituito appunto dalle tecniche della respirazione, tecniche di controllo della percezione, tecniche di controllo dello spirito, e quello che noi da qualche tempo chiamiamo kinorenma.
Però le tecniche di aikido, avendo presente quello che è l’allenamento del kinorenma, non possono essere eseguite solamente come movimento, tanto per perdere tempo: questo non c’entra assolutamente con questo lavoro. Se invece pensate di voler approfondire l’aikido e soprattutto di studiare il pensiero del maestro Ueshiba, dovete approfondire i temi di cui abbiamo parlato in questi giorni. Altrimenti non potrete migliorare affatto, rimarrete lì semplicemente, senza comprendere.

[1] Va osservato che i due termini giapponesi michi e do hanno fondamentalmente lo stesso significato, e si scrivono con il medesimo ideogramma.
[2] L’accennato periodo del Shinbutsu Bunri, restaurazione della “purezza” della religione nazionale e persecuzione del buddismo, con un editto emanato il 28 marzo 1868 che poneva termine a secoli di Shinbutsu Shugo, armonizzazione di buddismo e shinto. Tra i provvedimenti presi, il divieto di attribuire nomi bosatsu alle divinità shinto, di rivolgere preghiere buddiste agli dei shinto, di far partecipare preti buddisti a cerimonie shinto, di ornare con decorazioni di origine buddista i templi shinto.
[3] A conferma di questa trasformazione, l’imposizione del Fukko Shinto come religione di stato venne reiterata con una legge del 1932 che sfruttava i tradizionali credi religiosi e culturali per esaltare l’ideologia nazionalista. La legge venne poi abolita dai vincitori americani nel 1946.
[4] Altrove definita anche dal m. Tada come “Via dei Principi Spirituali”.
[5] Hirata Atsutane, 1776-1843, apparteneva alla setta Fukko Shinto, una scuola che intendeva riportare lo Shinto agli antichi splendori. Di questa scuola è l’esponente che ha lasciato maggiori testimonianze scritte, in cui esamina non solo il pensiero giapponese ma prende in esame anche buddismo, confucianesimo e cristianesimo.
[6] Il maestro si riferisce evidentemente alla prima edizione diffusa in Giappone. Di questo libro esiste una edizione giapponese del 1978, citata come Gendaigoyaku Tensai Shoshikan, pubblicata a Tokyo dalla Daito Shuppansha; ma non abbiamo trovato traccia di edizioni occidentali.
Materiale di consultazione:
Biografia di Takeda Sokaku
Biografia di Nakamura Tempu
Biografia di Deguchi Onisaburo